05.06.2018

Art Unlimited 2018

Messeplatz 10, Basel
14-17 giugno 2018

ART BASEL UNLIMITED 2018
14-17 giugno 2018

HALL 1  STAND U 57

Rodolfo Aricò
Scena di Mantova, 1980, acrilico su tela, 400x600x350 cm

Scena di Mantova si compone di sei tele sospese, ognuna di 400x150 cm. Appese su tre diversi livelli di profondità l’installazione è percorribile come una quinta teatrale. L’artista dà vita ad un dipinto che si scompone in più elementi e che suggerisce l’immagine di un timpano. La stesura del colore non è uniforme e ne risulta una apparente monocromia in una varietà cromatica vibrante. La liricità del colore viene accentuata dall’illuminazione soffusa progettata dall’artista che ne altera ulteriormente la percezione. Realizzata nel 1980 presso la Casa del Mantegna a Mantova verrebbe qui ripresentata dopo quasi quarant’anni, in collaborazione con Francesca Pola, curatrice dell’Archivio Rodolfo Aricò.

Se da un lato l’elemento architettonico raffigurato stabilisce un chiaro legame con Mantova, sede della mostra, poiché si tratta di un disegno derivante dallo studio della facciata realizzata dal rinascimentale poliedrico architetto Leon Battista Alberti per la chiesa di Sant’Andrea nel 1472; dall’altro esso è l’esito di una ricerca consapevole che tende a sottrarre gli elementi architettonici alla loro utilità funzionale, a liberarli, per restituirli alla propria perfezione formale. Alla precisione costruttiva fa da contrappunto, come sempre nei lavori di Rodolfo Aricò, una forte componente di liricità data dall’utilizzo del colore che, sebbene a un primo sguardo possa apparire uniforme, nell’incontro con la luce tradisce la parvenza di unità monocroma e si rivela un insieme eterogeneo di macchie e punti stesi sulla superficie che suggeriscono una sensazione vibrante di vaghezza e di controllata indeterminatezza. Nel caso della Scena di Mantova il raffinato e sottile equilibrio tra la ieraticità dell’architettura classica e la liricità del colore viene accentuato ancor di più dall’illuminazione soffusa, progettata dall’artista, che altera ulteriormente la percezione. Lo spettatore viene infatti gradualmente coinvolto in una dimensione avvolgente, scoprendo poco a poco i diversi elementi che compongono l’installazione. Rodolfo Aricò unisce e amalgama i concetti di pittura e architettura per ottenere uno spazio all’interno del quale viene generato un nuovo lessico visivo adatto a descrivere lo scorrere del tempo stesso e la percezione del divenire dell’esistente; uno spazio in cui l’estemporaneità intrinseca all’hic et nunc del vivere contemporaneo venga diluita e stemperata nel continuo scorrere del tempo universale. Così il timpano immerso nella penombra si staglia nello spazio come un’opera ambientale, percorribile come lo sono le quinte teatrali e le scenografie, e tuttavia esso vibra di una suggestiva monumentalità.

Rodolfo Aricò (Milano 1930-2002) è un protagonista dell’arte italiana a partire dagli anni ‘60 ed affonda le radici della sua ricerca in una consapevole rilettura della storia dell’arte e dell’architettura portandolo alla creazione di elaborate proiezioni geometrico-architettoniche e immaginative che uniscono progettazione e sensibilità pittorica. Nel corso dei decenni è stato invitato a partecipare con sale personali alla Biennale di Venezia nel 1964 and 1968 dove è ritornato nel 1972, 1982, 1986 e 1995.
In questi ultimi anni sono state realizzate importanti mostre personali presso la Peggy Guggenheim Collection di Venezia, le Gallerie d’Italia di Piazza della Scala a Milano, al Salone Napoleonico dell’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e al Museo del ‘900 a Milano oltre a varie mostre personali in gallerie private sia in Italia che all’estero.